Eppur si muove

Stéphane Vacher, responsabile comunicazione Credem Euromobiliare Private Banking

Sulla carta esistono ben pochi motivi per i quali l’”azienda Italia”, intesa come il tessuto delle sue formidabili piccole e medie imprese, avrebbe potuto sopravvivere: troppo piccole per fronteggiare la concorrenza dei giganti globali, troppo legate al destino delle famiglie che le hanno fondate e che spesso implodono dopo la prima generazione, troppo esposte al solo canale bancario per finanziare la propria crescita, troppo analogiche in un contesto sempre più marcatamente digitale.

Le nostre aziende, però, nonostante tutto e tutti continuano a crescere e a portare in alto sul palcoscenico internazionale i colori della bandiera tricolore. Spesso molto dinamiche nell’export, capaci di una reattività pazzesca in un contesto molto mutevole, continuano a reinventarsi per portare avanti una storia fatta di caratteristiche tutte italiane: l’ossessione per la qualità, la valorizzazione dell’artigianalità e del talento umano, l’attenzione al design e all’unicità.

Non devono di certo la loro rinnovata storia di successo all’evoluzione del nostro contesto domestico: instabilità politica, scarsa efficienza della spesa pubblica, incertezza del quadro regolamentare, lentezza e aleatorietà del sistema giudiziario continuano a caratterizzare purtroppo il versante pubblico dello scenario nel quale evolvono.

Né tanto meno devono ringraziare un’Europa che, al di là del fascino romantico del progetto, continua a rappresentare spesso più un freno che un incentivo allo sviluppo: è una macchina burocratica che si autoalimenta con una scarsa capacità di difendere, nelle battaglie internazionali, gli interessi delle nazioni che la compongono meglio di quanto lo potrebbero fare i singoli stati.

Eppur si muove… come diceva l’italianissimo Galileo, anche se, in realtà, sembra che la frase non sia stata mai pronunciata da  lui. Nonostante livelli di tassazione esacerbati, una burocrazia spesso massacrante, costi energetici alle stelle, fuga dei nostri talenti verso lidi esteri e chi più ne ha più ne metta, i nostri marchi continuano a essere invidiati e malamente copiati da parte dei competitor internazionali. E non soltanto nei settori tradizionali dell’abbigliamento, dell’agroalimentare, dell’automazione o dell’arredamento (le tradizionali magiche “4 a” dell’economia italiana), ma anche in ambiti molto meno scontati come l’high tech o la meccanica di precisione.

Tutto ciò, però, non può, né deve farci cadere in un fatalismo dell’ottimismo sconsiderato, pensando che se ce l’abbiamo fatta finora continueremo magicamente a cavarcela. I segnali di debolezza permangono in particolare sul versante delle fonti di approvvigionamento di capitali freschi mentre il contesto si fa più sempre più duro (vedi la geopolitica in costante peggioramento) e sempre più agguerrito (vedi l’emergenza di eccellenze in zone del globo finora considerate “sottosviluppate”).

In questo numero di Be Private abbiamo voluto restituire entrambe le componenti dell’umore dominante sullo stato di salute delle imprese italiane. Da una parte, il sano entusiasmo, un poco spensierato, legato alla fiducia nel “genio italiano” capace di imporsi sempre, comunque e ovunque. Dall’altro, le dovute cautele da parte di chi è consapevole che il “giocattolo” è fragile quanto prezioso e che se vogliamo preservare la bellezza e la forza del fiore all’occhiello della nostra economia domestica dobbiamo mettere in atto, ciascuno nell’ambito che gli compete, ciò che possiamo fare per salvaguardarne l’unicità.

Nel nostro (neanche tanto) piccolo speriamo che questo magazine contribuisca a fare crescere la consapevolezza collettiva sulle forze e le debolezze del “Sistema Italia” e che faccia nascere, in ciascuno di noi, una semplice domanda: come posso contribuire, personalmente, a fare sì che ciò che mi è stato affidato dalle precedenti generazioni di eccellenti imprenditori italiani possa essere tramandato anche alle prossime?

Buona lettura a tutti!

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Responsabile comunicazione Credem Euromobiliare Private Banking

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