La sostenibilità non è una moda

Stefano Pilastri vicedirettore generale Credem

Quando parliamo di investimenti, meglio diffidare dalle mode. Già troppe volte, in passato, abbiamo conosciuto innamoramenti fugaci per una singola asset class, un’area geografica, una singola casa di investimento o uno stile gestionale. Entusiasmi temporanei che si sono sciolti come neve al sole scottante della prima correzione di mercato. La ricerca del valore, negli investimenti come altrove, passa quasi sempre dall’impostazione di una linea guida forte e chiara, dalla pazienza e dalla convinzione che soltanto su fondamenta solide si possano costruire reali e durature prospettive di crescita. 

Attenzione, però, a non confondere mode passeggere e trend profondi che modificano la mappa delle opportunità di investimento. È indubbio, ad esempio, che le nostre vite stanno diventando sempre più tecnologiche, che la Cina sta conquistando le vette dell’economia mondiale o ancora che l’invecchiamento delle popolazioni occidentali sta facendo nascere nuove esigenze di protezione e tutela. Trend, non mode. Come ignorare questi orientamenti di fondo che ricompongono significativamente le aree geografiche o i settori a maggiore potenziale di crescita per i nostri risparmi?

Una di queste tendenze in atto riguarda la sempre crescente attenzione verso i temi di sostenibilità ambientale, sociale e di governo delle aziende. L’impatto delle attività umane sul pianeta ha superato da tempo il livello di guardia e sono state attivate in tutto il mondo contromisure volte a garantire la mera sopravvivenza della nostra specie. Le pressioni verso un modello di crescita più inclusivo stanno crescendo per controbilanciare una ricchezza sempre più polarizzata e la corporate governance sta evolvendo rapidamente verso un paradigma caratterizzato da più trasparenza e responsabilità. La pandemia, che sta scuotendo così bruscamente i nostri stili di vita e le nostre economie, ha ulteriormente accelerato un percorso che appare ormai ineluttabile: dobbiamo, tutti, lavorare a un modello di sviluppo più sostenibile per noi e soprattutto per non compromettere il futuro delle prossime generazioni.

TRE FATTORI CENTRALI

La sigla Esg, che è l’acronimo di “environmental, social and governance”, si riferisce a tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento ed è un dato di fatto che si tratta di un termine molto in voga. Per esprimerne l’importanza, noi di Credem preferiamo usare una metafora: quella dell’albero che, per crescere e dispiegare appieno le sue foglie, ha bisogno di poggiare su radici profonde e su un tronco robusto. Le foglie del nostro albero della sostenibilità sono i prodotti e le linee di investimento che abbiamo, in questi anni, fatto crescere in modo significativo, ma che non sarebbero giunte all’azzurro del cielo senza le radici di un’identità aziendale che da tempo mette il fattore umano al centro delle proprie strategie di crescita o senza il tronco di un modello di consulenza all’investitore che mira, in primis, alla tutela e alla crescita durevole nel tempo degli investimenti. 

Troppo spesso il nostro sguardo si concentra sul fogliame, ignorando il legame intrinseco che unisce ogni parte di questo organismo vivo. Oggi, con questo numero di Be Private, vogliamo condividere con voi uno sguardo più ampio che abbracci tutte le implicazioni di una rivoluzione in atto nei nostri modelli di sviluppo. Lo facciamo, come sempre, unendo analisi di alto livello e citazioni di esempi concreti, testimonianze interne ed esterne di attori di rilievo di questi cambiamenti. Lo facciamo, ancora una volta, per rendervi più consapevoli di un mondo che cambia e offre nuove opportunità, finanziarie e non solo, legate a un futuro che speriamo di contribuire a rendere, in piccola parte, migliore. Buona lettura a tutti. 

Stefano Pilastri

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