Azioni, il racconto della crescita del paese

L’India è una storia di crescita a lungo termine. Lo dicono le stime di diverse istituzioni e centri di ricerca, ma soprattutto lo sviluppo trova riscontro nelle dinamiche del tessuto economico del Paese.  Come tutto ciò si rifletta sul mercato azionario è il tema di cui parla Murali Yerram, portfolio manager del Franklin India Fund di Franklin Templeton.

L’India è un esempio di crescita strutturale?

«È generalmente riconosciuta tale, il che significa che la sua crescita non è solo un fenomeno ciclico e a breve termine, ma è sostenuta da fattori di lungo periodo che possono mantenere questo sviluppo per decenni. Al centro di questo fenomeno ci sono i fattori demografici: con un’età media di circa 28 anni, l’India ha una delle popolazioni più giovani tra le principali economie mondiali. Ciò genera una forza lavoro ampia e una base di consumatori in crescita, alimentando, sia la domanda, sia l’offerta. Il potenziale dividendo demografico potrà tuttavia realizzarsi solo se il Paese riuscirà a creare un numero sufficiente di posti di lavoro produttivi e a migliorare le competenze della popolazione. L’urbanizzazione è un altro motore di crescita. Sebbene oggi solo circa un terzo della popolazione viva nelle città, è in atto una rapida migrazione che continuerà a stimolare la produttività, lo sviluppo delle infrastrutture e l’aumento dei redditi familiari. Parallelamente, la classe media indiana si sta espandendo rapidamente e produce una crescente domanda di abitazioni, di assistenza sanitaria, di istruzione, di viaggi, di servizi finanziari e di beni di consumo. Uno degli aspetti più distintivi della crescita dell’India è la sua trasformazione digitale. Attraverso piattaforme come Aadhaar, Upi e Jan Dhan, ha costruito un’infrastruttura digitale unica che ha integrato centinaia di milioni di persone nei sistemi finanziari e di governance formale a costi molto contenuti. Questo insieme di strumenti, noto come “India stack”, ha accelerato l’inclusione finanziaria, ridotto gli ostacoli alle transazioni e creato un terreno fertile per nuovi settori come la fintech, l’e-commerce, la tecnologia sanitaria e l’EdTech».

E per quanto riguarda le riforme strutturali?

«Anche le riforme strutturali hanno avuto un ruolo importante. La tassa sui beni e i servizi ha unificato il mercato interno, il codice sull’insolvenza e la bancarotta ha migliorato la risoluzione dei crediti deteriorati e gli incentivi legati alla produzione stanno incoraggiando la manifattura nei settori strategici. Man mano che l’economia globale cerca di diversificare le catene di approvvigionamento riducendo l’eccessiva dipendenza dalla Cina, l’India si sta posizionando come un’alternativa credibile grazie al suo ampio mercato, alle infrastrutture in miglioramento e alla forza lavoro qualificata. La spesa per le infrastrutture è un elemento cruciale di questa transizione. Il governo ha presentato piani ambiziosi per modernizzare autostrade, ferrovie, porti, aeroporti e la connettività digitale, interventi che contribuiscono a ridurre i costi logistici e a migliorare la competitività. Tutto ciò si integra con il fatto che il modello di crescita dell’India è alimentato principalmente dai consumi interni, piuttosto che da una dipendenza eccessiva dalle esportazioni, rendendolo in parte più resistente ai cicli del commercio globale».

È quindi in atto un grande cambiamento?

«Sul fronte finanziario, i risparmi delle famiglie vengono sempre più indirizzati verso azioni, fondi comuni e assicurazioni piuttosto che verso l’oro o il settore immobiliare. I bilanci delle banche si sono rafforzati, la penetrazione del credito rimane relativamente bassa rispetto ad altre grandi economie e i mercati dei capitali stanno vivendo un processo di approfondimento, contribuendo a creare basi solide per il finanziamento degli investimenti a lungo termine. La stabilità macroeconomica è un altro pilastro: l’India mantiene riserve valutarie consistenti, un debito estero gestibile e ha beneficiato di un contesto politico e normativo relativamente stabile».

Quali sono i rischi del modello di crescita indiano?

«Naturalmente esistono rischi e vincoli. La creazione di posti di lavoro è essenziale, soprattutto nel settore manifatturiero, e la crescita deve diventare più inclusiva per evitare un aumento delle disuguaglianze. Il capitale umano, in termini di istruzione, sanità e competenze, è ancora al di sotto delle esigenze di un’economia moderna. Persistono inefficienze burocratiche e lacune nell’esecuzione dei progetti. Inoltre, la transizione energetica rappresenta un delicato equilibrio tra il mantenimento della crescita e il rispetto degli impegni climatici. Considerando tutti gli elementi, i fattori che guidano la crescita sono ampi e duraturi. Demografia, urbanizzazione, innovazione digitale, riforme, domanda interna, sviluppo infrastrutturale e cambiamenti nelle catene di approvvigionamento sostengono un’espansione che potrebbe continuare per decenni. A differenza di molte economie emergenti, la cui crescita è stata legata ai cicli delle materie prime o a boom commerciali temporanei, il percorso dell’India si basa su fondamenta strutturali profonde. Se l’attuazione delle politiche riuscirà a tenere il passo con le ambizioni, l’India ha il potenziale per rimanere una delle storie di crescita più interessanti al mondo per molti anni a venire».

Come si riflette tutto ciò sul mercato azionario?

«Il mercato azionario indiano è diventato sempre più uno specchio della storia di crescita strutturale del Paese. Negli ultimi 10 anni, si è affermato come una delle piazze finanziarie con le migliori performance a livello globale, con una capitalizzazione che ha superato 4 mila miliardi di dollari, che posiziona l’India tra i primi cinque mercati mondiali. Questo risultato non riflette solo la liquidità a breve termine o i flussi globali, ma anche la fiducia degli investitori nel fatto che i motori economici di lungo periodo dell’India (demografia, urbanizzazione, digitalizzazione e riforme) continueranno a tradursi in una crescita solida degli utili aziendali. Nel complesso, il mercato azionario indiano racchiude la più ampia narrazione economica del Paese, che è trainato dai consumi, guidato dal settore finanziario, potenziato dal digitale e con una crescente esposizione ai settori manifatturiero, infrastrutturale e delle esportazioni. Gli investitori pagano un premio per accedere a questa opportunità, partendo dal presupposto che i venti favorevoli di lungo periodo che stanno plasmando l’economia indiana si tradurranno gradualmente in una crescita solida degli utili aziendali. Storicamente, la l’incremento del Pil e quellodegli utili sono stati strettamente correlati e, attualmente, l’azionario sta prezzando un andamento sostenuto dei profitti compreso tra una singola cifra alta e una doppia cifra bassa».

Il livello dei dazi americani è una preoccupazione?

«Sì, i negoziati sui dazi con gli Stati Uniti hanno subito una brusca inversione di rotta, ma ci aspettiamo che alla fine si stabilizzino intorno al 20%, in linea con gli altri paesi della regione. C’è incertezza sui tempi dell’accordo, ma riteniamo che questo fatto spingerà l’India ad accelerare ulteriormente le riforme».

Qual è la struttura del mercato?

«La struttura del mercato evidenzia il modello di crescita dell’India. Il consumo interno è la forza dominante, con settori quali beni di consumo essenziali, beni discrezionali, automotive, sanità e retail che catturano l’ascesa della classe media. Queste aziende beneficiano non solo dell’aumento dei volumi, ma anche della “premiumisation”, ossia della tendenza dei consumatori a scegliere prodotti di fascia più alta man mano che i redditi crescono. Tutto ciò spiega le valutazioni costantemente più elevate rispetto ai concorrenti globali. I servizi finanziari costituiscono un altro pilastro fondamentale: banche, assicurazioni e asset manager sono beneficiari diretti dell’ampliamento del credito e della crescente finanziarizzazione delle famiglie. Gli istituti di credito privati, in particolare, hanno progressivamente guadagnato quote di mercato rispetto alle controparti statali, mentre i prodotti assicurativi vita, i fondi comuni di investimento e i prodotti pensionistici stanno crescendo rispetto ai bassi livelli di penetrazione. Questo fatto rende il settore finanziario, sia una storia di crescita, sia un indicatore strutturale del processo di formalizzazione dell’economia. Le infrastrutture e il settore industriale, a lungo trascurati, stanno ora attirando un’attenzione significativa. La spinta del governo sulle infrastrutture e gli incentivi legati alla produzione stanno rilanciando la domanda di beni strumentali, cemento, logistica e servizi di costruzione. Gli investitori vedono sempre più questi settori come beneficiari nelle fasi iniziali di un nuovo ciclo di investimenti in capitale, qualcosa che l’India non ha vissuto in modo concreto da oltre un decennio».

E per quanto riguarda il settore tecnologico?

«La tecnologia rimane centrale nell’universo delle società quotate in India. Le grandi società di servizi It dominano gli indici, riflettendo il ruolo dell’India come hub globale per l’outsourcing, mentre le aziende digitali di nuova generazione (fintech, e-commerce, software as a service) stanno gradualmente entrando nel mercato. Queste realtà catturano la rapida adozione digitale dell’India, sostenuta da piattaforme come Upi e Aadhaar e, sebbene le valutazioni possano essere volatili, il tema dell’economia digitale è strutturale. La manifattura e le esportazioni rappresentano un’altra dimensione emergente. La diversificazione delle catene di approvvigionamento globali ha iniziato a favorire le aziende indiane operanti nei settori dell’elettronica, dei prodotti chimici speciali e dei prodotti farmaceutici. Gli investitori vedono queste imprese come potenziali campioni di lungo periodo, sostenuti, sia dalla competitività sui costi, sia dagli incentivi governativi volti a localizzare la produzione».

Chi sono gli investitori nel mercato azionario indiano?

«Uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni è stato l’aumento degli investitori domestici. I piani di investimento sistematici nei fondi comuni, la crescente partecipazione dei piccoli risparmiatori e l’approfondimento del risparmio istituzionale stanno fornendo un flusso costante di capitale interno, che ha ridotto la vulnerabilità del mercato alle oscillazioni dei flussi di portafoglio esteri, che in passato ne determinavano spesso la direzione. Detto ciò, la situazione strutturale dell’India è già in parte scontata nelle valutazioni di mercato. I titoli azionari indiani tendono a essere scambiati con un premio rispetto ad altri mercati emergenti, grazie a standard di governance più elevati, una solida base di domanda interna e una maggiore visibilità sugli utili. Il rovescio della medaglia è che i mercati possono essere sensibili a risultati deludenti, venti macroeconomici contrari o shock geopolitici».

La politica fiscale del governo ha avuto un impatto sui corsi azionari?

«La politica fiscale conservativa dell’attuale esecutivo ha avuto un impatto positivo significativo sui mercati azionari. Mantenendo una gestione disciplinata delle finanze pubbliche, il governo ha contribuito a tenere sotto controllo l’inflazione e a ridurre il rischio di effetto crowding out sugli investimenti privati. Di conseguenza, i tassi d’interesse nominali e quelli reali sono rimasti relativamente bassi, portando a una riduzione del costo complessivo del capitale nei diversi settori. Per i mercati azionari, questo contesto è stato molto favorevole. Il calo dei tassi privi di rischio ha reso le azioni più attraenti rispetto agli strumenti di risparmio tradizionali, incoraggiando uno spostamento dei risparmi delle famiglie dai depositi bancari verso i mercati finanziari. Ciò ha contribuito a migliorare la liquidità, aumentare le valutazioni e rafforzare la partecipazione degli investitori al mercato azionario».

Nel 2020 il governo ha lanciato il programma Production linked incentive (programma di incentivi legati alla produzione, Pli); quali sono i risultati raggiunti? È aumentata la presenza di imprese straniere sul territorio?

«L’India è rapidamente diventata un player di primo piano nelle esportazioni di telefoni cellulari, raggiungendo la posizione di terzo maggiore esportatore al mondo. Spinta da iniziative governative come il Pli e da un aumento del valore aggiunto domestico, le esportazioni di telefoni cellulari dell’India sono balzate da soli 0,2 miliardi di dollari nel 2017-18 a oltre 20 miliardi nel 2024. Nei primi sei mesi del 2025, Apple ha esportato quasi 25 miliardi di dollari di iPhone. Diversi settori legati al programma Pli hanno registrato una crescita notevole delle esportazioni, sottolineando così la crescente competitività globale dell’India. Le esportazioni di elettronica sono aumentate di sei volte nell’ultimo decennio, raggiungendo 30 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024, rispetto ai 5 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2014: tutto ciò dimostra la capacità dell’India di scalare la produzione ad alta tecnologia per i mercati internazionali. Questa crescita impressionante non solo aiuta a ridurre i deficit commerciali, ma rafforza anche l’emergere dell’India come una base di produzione globale affidabile. Anche il settore automobilistico e dei componenti auto ha visto importanti progressi. Con un investimento di 25,938 milioni di rupie nell’ambito del Pli, questo comparto ha assistito a un cambiamento verso una mobilità pulita e sostenibile. Lo schema ha rafforzato la transizione del paese verso veicoli elettrici e tecnologie automobilistiche avanzate, contribuendo a costruire una base per un’infrastruttura di trasporto pronta per il futuro. Il programma ha inoltre aiutato l’India ad aumentare la produzione nazionale di diversi componenti per condizionatori d’aria».

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Responsabile Clienti Istituzionali Fondi&Sicav

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