Lamborghini, una storia di innovazione

«Adesso la macchina me la faccio io», fu la reazione di Ferruccio Lamborghini dopo che Enzo Ferrari gli disse che non sapeva guidare la Ferrari, ma solo i trattori. Fu un caustico commento rivolto proprio a lui che aveva veramente costituito una fabbrica di trattori nel 1948. Ma per Lamborghini, che amava definirsi un discreto pilota, sentirsi dire che non sapeva usare la frizione di una Ferrari era inaccettabile. Fu così che, da una questione personale, nel 1963 nacque la società Automobili Ferruccio Lamborghini. Fu una sfida che diede vita a una storia di eccellenza e innovazione e al raggiungimento di una fama mondiale che continua nel tempo. Oggi ad alimentare il prestigio di un brand che dura da oltre 60 anni c’è Stephan Winkelmann, presidente e amministratore delegato di Automobili Lamborghini. Be Private lo ha intervistato.

Cosa significa guidare la Lamborghini, un’azienda con un’eredità così forte?

«Guidare la Lamborghini significa assumersi una responsabilità molto importante verso un marchio iconico, ma anche verso le persone che ogni giorno contribuiscono al suo successo. Lamborghini ha una storia straordinaria fatta di innovazione, design e coraggio. Il nostro compito è preservarne l’identità, continuando però a fare evolvere il brand. Un marchio come Lamborghini non può vivere di nostalgia: deve restare fedele al proprio Dna guardando costantemente al futuro».

Quanto pesa la storia di Lamborghini e del suo fondatore nelle decisioni sulla gestione dell’azienda?

«La storia ha un peso, ma non deve mai diventare un vincolo. Ferruccio Lamborghini era prima di tutto un innovatore, una persona che aveva il coraggio di rompere gli schemi. Credo che il modo migliore per rispettarne l’eredità sia continuare a prendere decisioni coraggiose, mantenendo quello spirito pionieristico e la continua ricerca dell’eccellenza che hanno reso Lamborghini un marchio unico».

È cambiata l’immagine iconografica di Lamborghini negli anni?

«Lamborghini si è evoluta molto nel corso della sua storia. I diversi cambi di proprietà hanno inevitabilmente influenzato il posizionamento e l’identità del marchio. L’ingresso nel Gruppo Volkswagen ha rappresentato però un punto di svolta fondamentale, perché ha portato continuità strategica, stabilità e una visione di lungo periodo. Oggi Lamborghini ha un’identità molto chiara, immediatamente riconoscibile, con valori forti e coerenti che si riflettono nel posizionamento del brand, nella tecnologia, nel design e nell’emozione».

Definirebbe Lamborghini un marchio tipicamente italiano?

«Assolutamente sì. Lamborghini è un brand profondamente italiano: passione, creatività, artigianalità e attenzione al design fanno parte del nostro codice genetico. Allo stesso tempo, siamo un marchio globale, con clienti e appassionati in tutto il mondo».

Qual è stata la sua storia all’interno dell’azienda?

«È una storia molto lunga! Sono entrato in Lamborghini nel 2005 come Ceo, in una fase particolarmente importante per il rilancio del marchio. È stato un periodo di grande trasformazione, nel quale abbiamo lavorato per rafforzare il posizionamento del brand a livello globale e ampliare la gamma prodotti. Successivamente ho avuto altre esperienze all’interno del Gruppo Volkswagen e sono tornato in Lamborghini nel 2020. Questo percorso mi ha permesso di conoscere l’azienda in profondità e di avere oggi una visione molto chiara delle sue potenzialità e della direzione da seguire nel lungo periodo».

Che cosa ha significato per lei gestire un marchio così importante?

«È certamente un privilegio, ma anche una grande responsabilità. Lamborghini è un marchio che suscita emozioni fortissime e sono consapevole che molte persone sognano di potere lavorare qui. Allo stesso tempo guidare un’azienda con oltre 3 mila dipendenti significa avere una responsabilità concreta verso le persone, le loro famiglie e tutta la filiera che ruota intorno al marchio. È un ruolo che richiede visione strategica, disciplina e anche molta umiltà».

Quanto conta per lei il capitale umano?

«Conta tantissimo. Le nostre vetture sono straordinarie perché dietro ci sono persone straordinarie. In Lamborghini investiamo molto nelle competenze, nella crescita professionale e nella cultura aziendale. Il senso di appartenenza è un elemento fondamentale: senza le persone, non esisterebbe il marchio Lamborghini».

Quali sono i risultati che ha ottenuto?

«Negli ultimi anni Lamborghini ha raggiunto risultati molto importanti sotto diversi punti di vista: crescita sostenibile, record di vendite, redditività e un forte rafforzamento della presenza globale del brand. Ma il risultato di cui vado più orgoglioso è avere accompagnato questa crescita mantenendo intatta l’identità del marchio. Crescere senza perdere esclusività e desiderabilità è la sfida più complessa nel nostro settore».

Qual è la visione strategica dell’azienda?

«La nostra strategia si basa su una crescita controllata e sostenibile, sempre coerente con l’esclusività del marchio. Per Lamborghini è fondamentale mantenere un equilibrio tra innovazione tecnologica, performance e desiderabilità. Stiamo investendo molto nell’elettrificazione e nelle nuove tecnologie, ma senza compromettere ciò che rende unica una Lamborghini: performance, emozione e design. Il nostro obiettivo non è inseguire i volumi, ma rafforzare ulteriormente il valore del brand nel lungo periodo».

Quali sono le auto su cui state puntando?

«Abbiamo rinnovato completamente la nostra gamma ora composta da Revuelto, Urus SE e Temerario, tutti modelli ibridi. Abbiamo da poco lanciato le nostre ultime few-off, Fenomeno in versione coupè e roadster».

Quali sono le vostre riflessioni sull’elettrificazione delle auto?

«Vediamo l’elettrificazione come un’opportunità per sviluppare nuove tecnologie e migliorare le prestazioni. Siamo stati il primo marchio nel nostro segmento ad avere una gamma completamente ibrida, un risultato di cui siamo molto orgogliosi. Allo stesso tempo dobbiamo essere realistici: il mercato delle supersportive segue dinamiche diverse rispetto al mass market. Per il nostro quarto modello abbiamo quindi deciso di continuare a puntare sull’ibrido, perché oggi la domanda per una supersportiva completamente elettrica rimane ancora molto limitata».

Come vi differenziate da altri marchi automobilistici presenti nel vostro segmento di mercato?

«Gli elementi che più differenziano Lamborghini sono il design e la performance. Il nostro design è estremamente riconoscibile, con proporzioni, superfici e linee che fanno parte del Dna del marchio. Anche la performance va interpretata in due modi: da una parte ci sono i numeri, quindi accelerazione, velocità e dinamica di guida; dall’altra c’è la componente emozionale, cioè le sensazioni che la vettura riesce a trasmettere al guidatore».

Potrebbe tracciare un profilo del cliente che acquista una Lamborghini?

«Il cliente Lamborghini oggi è mediamente più giovane rispetto alla media del segmento luxury automotive: l’età media è circa 45 anni e in alcuni mercati, come la Cina, è ancora più bassa. Spesso si tratta di imprenditori, manager, artisti o sportivi di alto livello. Ma al di là del profilo professionale, ciò che accomuna i nostri clienti è la ricerca di emozioni forti, unicità e desiderabilità. Non acquistano semplicemente un’auto: acquistano un sogno».

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Responsabile Clienti Istituzionali Fondi&Sicav

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